Genio. Ci sei o ci fai?

Secondo la genetica comportamentale a fare una netta differenza è l’ambiente che ci permette di fare esperienza delle nostre abilità.

Una famosa citazione di Thomas Edison recita: “La creatività è l’1% di ispirazione ed il 100% di applicazione”.
Che cosa significa essere un genio? Che cos’è l’intelligenza? Si tratta di una dote innata oppure che può essere coltivata, e come fare per riconoscerla nei più giovani? Questi sono temi ancora al centro delle più recenti ricerche di Neuroscienze e psicologia.
Sfatiamo intanto qualche mito. L’intelligenza dovrebbe essere intesa al plurale. Lo Psicologo e docente statunitense Howard Gardner ha identificato sette tipologie differenziate, ognuna deputata a differenti settori dell’attività umana. Distingue un’intelligenza matematica, linguistica, spaziale, musicale, motoria, interpersonale e intrapersonale.
Un altro mito: intelligenti si nasce. In realtà non è proprio così. L’intelligenza è infatti solo un costrutto teorico che può far riferimento alla “capacità di adattarsi all’ambiente che ci circonda”. Immaginiamo di trovarci a dover risolvere un problema che non abbiamo mai affrontato prima. Immaginiamo di poter misurare la nostra intelligenza tenendo conto del tempo impiegato a risolverlo. Impiegheremmo un determinato periodo di tempo a risolvere un problema finora mai affrontato. Ora però immaginiamo di poterci allenare a risolvere quello specifico problema per esempio per un mese intero. Con una certa probabilità il tempo di esecuzione si ridurrebbe significativamente. Cosa è successo, siamo forse diventati più intelligenti? In realtà, ci siamo adattati semplicemente preparandoci ad affrontare quella specifica situazione. Secondo la genetica comportamentale, che studia le basi genetiche del comportamento, vi sarebbe una determinata predisposizione ad essere più o meno intelligenti ma a fare una netta differenza è invece l’ambiente, che ci permette di fare esperienza delle nostre abilità.


 

1 - genio ci sei o ci fai


 

A questo proposito è interessante leggere il romanzo “Jerome diventa un genio. Il segreto dell’intelligenza” di K. Eran dove si racconta il tentativo riuscito di trasformare un giovane ragazzo assai poco brillante in un vero e proprio fenomeno di intelligenza tale da consentirgli di guadagnare 50 milioni di dollari e un dottorato all’università!
Anche i fisiologi americani ci avvisano: “if you don’t use it, you lose it”: se non lo usi, lo perdi. Parliamo del cervello! Se non usiamo una certa abilità, qualsiasi essa sia, perdiamo la capacità di svilupparla, inibendo le potenzialità possedute. Specularmente, allenandoci e stimolandoci ad usare il ragionamento, la risoluzione di problemi, la memoria, l’attenzione, svilupperemmo le nostre potenziali capacità. Il senso comune vuole che il genio sia nato genio, che solo chi è equipaggiato sin dalla nascita dell’intelligenza può divenire tale. In parte è vero. Fondamentalmente un certo corredo genetico (DNA) può essere la base su cui poter sviluppare l’intelligenza, ma non è sufficiente. Ciò che è indispensabile è appunto un ambiente ricco e stimolante, una palestra per la mente che farebbe di chiunque un “genio” qualsiasi sia il campo di abilità, sia essa matematica, spaziale, linguistica, motoria o musicale.
Quindi se si vuole migliorare le proprie abilità per meglio adattarci all’ambiente in cui viviamo e lavoriamo ci dovremmo chiarire degli obiettivi, prepararci, ed applicarci per portare a compimento qualsivoglia cosa vorremmo fare. In fondo siamo tutti piccoli geni ed esprimiamo la nostra genialità in mille modi diversi, ognuno adatto alla vita che viviamo e alle cose che facciamo.

 

 

Dott. Daniele Zinghinì

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    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.