E se l’orco fosse lei ?

Pedofilia femminile. Perché non se ne parla?

Pedofilia femminile, non se ne parla ma esiste. Parlare di donne pedofile non è comune né semplice dato che la donna è stata da sempre considerata simbolo universale dell’accudimento e del nutrimento.
La riluttanza che generalmente viene manifestata nel riconoscere alla donna la capacità di compiere atti pedofili non poggia tanto sul limitato verificarsi dei casi ma va rintracciata nell’influenza esercitata anche dagli stereotipi sociali di genere.
Nell’immaginario collettivo l’autore di un atto pedofilo è associato alla figura maschile questo perché si compie l’errore di attribuire un’azione sessuale malata all’uomo in quanto, secondo lo stereotipo dei ruoli sessuali, è lui che assume un ruolo “attivo” nella sfera della sessualità mentre alla donna è stato affidato un ruolo “passivo”.
Anche l’immagine di madre che la donna istintivamente evoca interferisce con il riconoscerla come potenziale abusante e spinge a giustificarla più facilmente rispetto all’uomo, sollevandola dalle responsabilità per il fatto di essere sicuramente affetta da gravi alterazioni psichiche.

Inoltre l’oppressione che l’uomo ha esercitato per secoli sulle donne e sui bambini contribuisce a preservarne l’immagine più come vittima che come autrice di violenza.
Un altro aspetto che ostacola il considerare l’esistenza della pedofilia femminile è la difficoltà nel comprendere come la donna sia fisicamente capace di abusare sessualmente di un minore vista la sua conformazione anatomica sebbene un abuso sessuale può assumere forme diverse, con o senza il contatto fisico.
Lo sfruttamento sessuale di un minore si compie quando un bambino o un’adolescente viene coinvolto o costretto in pratiche sessuali manifeste o mascherate e la pedofilia femminile di tipo intrafamiliare spesso si realizza nelle forma camuffata di pratiche genitali inconsuete o di relazioni incestuose, mentre quella agita al di fuori delle mura domestiche assume soprattutto le sembianze di turismo sessuale.
La donna abusante, al pari dell’uomo pedofilo, presenta una storia personale dove i traumi subiti tendono a riaffiorare e a rinnovarsi in quanto non riconosciuti ed elaborati.
La responsabilità femminile non è limitata all’abuso agito, infatti anche quando la donna sceglie il silenzio di fronte ad un abuso di cui è a conoscenza, diventa complice dell’abusante e dunque colpevole di non intervenire in soccorso della vittima.
La tendenza verificazionista della nostra mente che ci porta a scartare e a sottovalutare tutti quegli elementi che disconfermerebbero l’ipotesi che abbracciamo, ovvero che la pedofilia femminile non esiste, spiegherebbe come mai continuiamo a non ritenere possibile una donna protagonista di abusi sessuali nonostante ci siano testimonianze di vittime che dichiarino il contrario.
Purtroppo il negare e il normalizzare comportamenti devianti femminili ha comportato una sottostima dell’entità del fenomeno e anche se le donne pedofile sono più rare degli uomini le conseguenze dei loro abusi sono allo stesso modo devastanti.
Per riuscire a spezzare la spirale dell’abuso anche nella sua versione “in rosa” risulta pertanto indispensabile sensibilizzare la società sull’argomento in modo sia da mantenere viva l’attenzione e la vigilanza sul fenomeno e sia per non far sentire doppiamente solo che ha subito questo tipo di violenza.

Dott.ssa Cristina Pomi

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    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.