Comunicazione di coppia: quali trappole evitare?

Quello che i partner non dovrebbero mai fare per preservare il loro rapporto.

Le relazioni sentimentali iniziano per lo più in questo modo: con i due partner che ritagliano quanto più spazio possibile da dedicare alla loro conoscenza reciproca, desiderosi sia di rivelarsi all’altro che di ascoltarlo. Più frequentemente di quando si dice accade poi che questo spazio va restringendosi, i partner finiscono per parlare sempre meno “di loro”, dei loro sentimenti, dei loro pensieri, e per lo più rimane in vita un’essenziale comunicazione “tra loro” incentrata sulle incombenze della quotidianità.
A minacciare il dialogo all’interno di una relazione giocano un ruolo chiave elementi diversi che, se non vengono opportunamente riconosciuti e controllati, finiscono per alimentare una conflittualità di coppia che rischia di spingere pian piano i partner ad allontanarsi.
Un modo di fare in cui è facile imbattersi e che, in modo subliminale risulta altamente distruttivo, è rappresentato dalla formulazione di giudizi. Quando esprimiamo un’opinione sull’altro, e soprattutto quando i toni utilizzati si fanno aspri, è come se gli stessimo puntando un dito contro. Sottolineare i difetti del partner, specie se questi ne è consapevole e sono per lui motivo di dispiacere, provoca ferite profonde così spinge l’altro a difendersi, alimentando solo un circuito chiuso di aggressività senza lasciare spazio a soluzioni alternative.
Anche l’utilizzo del pronome personale Io risulta altamente pericoloso. Ostentare la propria superiorità a discapito dell’intelligenza o delle capacità del partner rappresenta una forma sottile di aggressività verbale, piuttosto è utile far riferimento alla propria persona per ammettere all’altro i propri sbagli.


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Accade di frequente che col passare del tempo ci si sente anche dotati della facoltà di “leggere la mente altrui” per cui si presuppone già di sapere che cosa ne pensa il partner riguardo ad una certa cosa, magari basandosi su episodi passati, e questo compromette l’ascolto e il confronto con l’altro; oppure si dà per scontato che il partner dopo tanti anni trascorsi insieme sappia già ciò che vogliamo, quali sono le nostre esigenze per cui smettiamo di condividere i nostri pensieri e alla fine accade che si rimane delusi per le aspettative che restano disattese, rimproverando il partner di non conoscerci veramente.
Altri elementi che finiscono con il logorare la relazione sono l’essere di poche parole, che costringe l’altro ad uno snervante soliloquio immerso nella solitudine, e l’essere estremamente logorroici, che annulla all’altro il suo ruolo di interlocutore. Liquidare il problema con un semplice “è fatto/a così”, come spesso accade, di certo non è la soluzione più adatta.
Anche esaminare ogni questione, ogni problema con eccessiva pedanteria, per puro amore di polemica, risulta altamente corrosivo nella relazione in quanto alla lunga porta l’altro allo sfinimento spingendolo ad una fuga difensiva nella superficialità, con il rischio pericoloso di finire col non dare più importanza a nulla.
All’interno della vita di coppia questi inciampi sottili ed invisibili sembrano passare in modo indolore ma in realtà il loro ripetersi nel tempo finisce con il corrodere tutta l’impalcatura affettiva della relazione. Quando si riscontrano problemi di comunicazione in una relazione è possibile rivolgersi ad un psicologo, un professionista esterno alle dinamiche di coppia, che permette ai partners di ricevere un aiuto volto ad una riappropriazione delle proprie capacità comunicative e relazionali in modo da ricostruire la dimensione della comprensione e del rispetto dei vissuti dell’altro.

Dott.ssa Cristina Pomi

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    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.