Il segreto per il successo

Il Cervello umano è biologicamente programmato per valutare i pro e i contra di ogni cosa che ci apprestiamo a fare. Aprire un’attività, cambiare lavoro, mettersi in proprio, fare una investimento rischioso, cercare fortuna fuori dall’Italia.

Ma quante volte, giustamente, abbiamo alla fine gettato la pezza, abbandonando l’idea? Perché spesso percepiamo i rischi come troppo alti per poter tentare? Pare che l’essere umano sia l’unico essere vivente capace di tirarsi indietro e abbandonare progetti importanti magari poco prima del traguardo; come lasciare l’università pochi esami prima dalla laurea o non investire i ricavi economici per crescere con una propria attività progettata da tempo.
Sembra proprio che siamo progettati per dare maggior peso ai rischi piuttosto che ai benefici. Perché? Trattasi del risultato di milioni di anni di evoluzione per cui di fronte ad ogni fallimento abbiamo acquisito la facoltà di prevedere un dato rischio prima che ci accada, proteggendoci da possibili azioni pericolose per la nostra vita. Il problema è proprio questo. Attuiamo tutt’ora schemi comportamentali primordiali di sopravvivenza in scelte e decisioni quotidiane, talvolta cruciali, nonostante non mettano a rischio la nostra vita.
Spesso facciamo qualcosa di grandioso soltanto perché notiamo i risultati positivi di qualcun’altro. D’altra parte sarebbero troppe le risorse per poterlo valutare sulla nostra pelle, quindi ci affidiamo alle esperienze altrui. Per questo siamo animali sociali, ci affidiamo al gruppo, alla società, alla saggezza sociale. Spesso però la saggezza sociale è cattiva consigliera. Chi ci dice che se a tizio è andata bene, “certamente” andrà bene anche a noi?


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Spesso ciò che ci porta a procrastinare nuovi progetti nati da fulminee intuizioni è la paura di fallire, di uscirne perdenti, di fare brutte figure. In realtà qualsiasi cosa vogliate fare porterà certamente a possibili successi come a possibili perdite. Il segreto è accettare la possibilità della sconfitta attraverso un tranello che molto sagacemente possiamo fare alla nostra stessa mente: pensiamo semplicemente al fatto che stando fermi sicuramente rimarremo dove stiamo, tentando e muovendoci invece potremmo, mal che vada, ritrovarci al punto di partenza ma mai peggio di prima, perché anche se il tentativo sarà fallito avremo sicuramente imparato una nuova lezione dalla vita e sapremo come ridurre i rischi in un nuovo tentativo.
Un altro segreto è credere in sé stessi. Non è importante quale strada prenderemo e se sarà quella giusta. Ciò che importa è che “prendiamo una strada”. Qualsiasi essa sia, sarà sicuramente la strada giusta per noi.
Infine, nonostante credo abbiate afferrato il concetto, voglio terminare con un’aforisma che per me è a dir poco geniale e chiarisce bene tali concetti, che recita così: “la struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. Albert Einstein con questo suo pensiero forse voleva farci riflettere sul fatto che l’essere umano spesso ha abilità capaci di portarlo lontano, ma lui non lo sa e, troppo spesso, si da per vinto prima di verificarlo, bloccandosi in un mare di dubbi e paure. Quindi, osate e credete nelle vostre intuizioni!

Dott. Daniele Zinghinì

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    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.