La “principessa sul pisello”: quando parla ascoltiamola

La giusta lettura di una fiaba che aiuta ad aprirci all’altro

La nobile e sensibile fanciulla protagonista della celebre favola di Andersen, così delicata da non riuscire a dormire per colpa di un pisello sepolto sotto venti materassi di soffice piuma, è divenuta ormai lo stereotipo di una persona capricciosa, talmente viziata da essere infastidita anche da un fatto di minima importanza.
In realtà la sua spiccata sensibilità si rivela essere l’elemento di svolta della storia in quanto permette di contraddistinguerla come principessa ponendo così fine alla lunga ricerca compiuta invano dal principe tra le tante fanciulle del regno.
L’errore nel quale comunemente ci si imbatte quando si è alle prese con la fiaba della principessa sul pisello è proprio quello di ammonire sé stessi a non essere troppo schizzinosi, difficoltosi ad adattarsi e ad accontentarsi, ma in questo modo si trascura il messaggio più profondo che è poi quello più utile per tutti.


17- la principessa sul pisello


Si vuole infatti invitare il lettore a non fermarsi alle apparenze, bensì ad andare oltre.
Nel momento in cui si riesce a sospendere il giudizio nei confronti dell’altro, secondo modelli standard di riferimento, permettiamo a quest’ultimo di rivelarsi per ciò che realmente è.
Grazie al personaggio della regina, che adotta proprio questo atteggiamento, si evita di correre il rischio che venga allontanata dal regno la vera principessa solo perché si presenta al castello con i vestiti sgualciti dalla pioggia.
Per i più piccoli la lettura di questa favola vuole essere inoltre un invito a manifestare i propri bisogni perché mostra come affidarsi alle proprie sensazioni possa rappresentare il modo più adatto per raggiungere quello che si desidera. E’ proprio quando la fanciulla si lamenta di aver dormito male “come se ci fosse stato qualcosa di duro sotto i materassi” che viene riconosciuta come la vera principessa, la sua sensibilità viene dunque valorizzata.
Per un bambino timido ed insicuro è fondamentale ricevere un incoraggiamento a riconoscere quello che prova e soprattutto a comunicarlo; spesso può farlo adottando un linguaggio simbolico, metaforico -come quello utilizzato appunto nelle fiabe- e l’adulto è chiamato sia a prestarvi attenzione che ad assecondare i bisogni del bambino, distinguendoli dai semplici capricci.
Una storia che insegna dunque a grandi e piccini che è possibile comunicare quello che si prova e ricevere dall’altro accoglienza, ascolto e comprensione, senza essere mai troppo tardi per tornare a rileggerla anche al bambino che c’è in noi.

Dott.ssa Cristina Pomi

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    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.