Sei Ottimista o Pessimista?

Perché alcune persone sono ottimiste e altre sono pessimiste? E ancora, ottimisti o pessimisti ci si nasce o ci si diventa?Quindi, chi è pessimista è destinato a rimanerlo tutta la vita o può sperare di poter diventare ottimista?

Queste domande richiedono un’analisi molto articolata, tuttavia è possibile cercare di dar loro una risposta sulla base di quanto si è appurato grazie agli studi psicologici sul settore.
Gli studi scientifici su questo tema derivano da quelli sulla depressione. Lo psicologo cognitivista Aaron Beck sostenne per primo che la depressione è fondamentalmente dovuta a una visione negativa ed irrealistica del mondo, che i pessimisti sono i candidati a sviluppare la depressione e che l’ottimismo ne è una buona prevenzione. Si sono poi cercati e trovati sempre più vantaggi nell’essere ottimisti.
Svariati studi hanno messo in luce come i pessimisti si arrendano più facilmente di fronte alle difficoltà, abbiano meno successo nel lavoro, cadano più spesso in depressione e si ammalino più facilmente. Al contrario si è visto come persone ottimiste rendano meglio nello studio, nel lavoro e nello sport. Inoltre, si è rilevato come le persone ottimiste godano di uno stato di salute eccezionalmente buono: infatti sembra che il loro sistema immunitario sia più efficiente per cui si ammalano di meno, invecchiano meglio, e vivono più a lungo!


24 - ottimista pessimista


Secondo Martin Seligman, fondatore della “Psicologia Positiva”, le origini dell’ottimismo e del pessimismo sono da far risalire ad un particolare modo di interpretare le cause degli eventi che ci accadono: in questo senso gli ottimisti da un lato, tendono ad interpretare gli insuccessi come occasionali, circoscritti e impersonali; dall’altro tendono ad interpretare i successi come personali, cioè dovuti alle loro qualità, generali e permanenti. I pessimisti fanno esattamente l’opposto.
Da questo punto di vista, possiamo anche dire che ottimisti o pessimisti non si nasce, ma lo si diventa. In effetti, secondo Seligman, l’ottimismo può essere appreso e quindi, con sollievo di tutti i pessimisti, anch’essi possono sperare di diventare un giorno ottimisti… a patto che imparino una serie di abilità. Si tratta di abilità che consentono alla persona di passare da uno stile esplicativo pessimista ad uno ottimista attraverso il dialogare con se stessa quando deve affrontare una sconfitta.
Ci sono diverse strategie che possono essere utilizzate. Innanzitutto occorre riconoscere che, per spiegarsi un determinato evento negativo, si sta utilizzando uno stile interpretativo pessimista. Dopo aver raggiunto tale consapevolezza, è possibile adottare due strategie per contrastare la credenza pessimista.
La prima consiste nel distrarsi, focalizzando la propria attenzione su pensieri diversi da quelli legati alla propria credenza , cercando di interrompere i pensieri negativi. In questo senso può essere utile, in presenza di pensieri pessimisti, visualizzare nella propria mente l’immagine di un grosso STOP rosso che contrasti i pensieri negativi.
La seconda strategia, sebbene sia un po’ più difficile, è probabilmente più produttiva a lungo termine: consiste nel cercare di mettere in discussione le proprie credenze pessimiste. In questo caso la prima operazione da compiere è quella di prendere le distanze dalle credenze qualificandole appunto come credenze quindi come assunti che possono corrispondere o meno alla realtà. Per fare un esempio, solo perché si ha paura di non essere adatti ad un determinato impiego per cui ci siamo candidati, non è detto che sia effettivamente così. In questo senso è opportuno innanzitutto, prendere le distanze da questa credenza, sospendendo il giudizio; in secondo luogo è necessario mettere tale credenza in discussione, così da stabilire se essa sia vera o meno. Per fare ciò si possono seguire le 4 modalità seguenti:

  1. Raccogliere prove che dimostrino la fondatezza o meno della credenza;
  2. Raccogliere spiegazioni alternative alla credenza. Ad esempio un insuccesso può essere spiegato in molti modi, non necessariamente con la credenza pessimista che abbiamo in mente;
  3. Evitare di catastrofizzare. Anche se ci si dovesse accorgere che i fatti non sono sempre dalla nostra parte è importante, come si suol dire, non fare di tutta l’erba un fascio! e quindi circoscrivere l’insuccesso o la credenza ad un determinato ambito;
  4. Imparare dagli errori. In questo senso è importante saper imparare dall’esperienza e quindi utilizzare gli errori commessi come suggerimenti che possano esserci d’aiuto a migliorare la prestazione in futuro.

Appare chiaro quindi come sia necessaria la consulenza di uno psicologo che accompagni la Persona nel delicato processo di messa in discussione di credenze negative e che aiuti a mettere in pratica tali strategie di cambiamento.

 

 

Dott.Daniele Zinghinì

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    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.