Sei mosse vincenti per migliorarsi

Il cambiamento è possibile o è solo un’utopia? Possiamo veramente sperare di cambiare (in meglio ovviamente) noi stessi o gli altri?

Sono molte le occasioni in cui qualcosa o qualcuno ci rende consapevoli di aver bisogno di un cambiamento. Altrettante le occasioni in cui auspichiamo nel cambiamento di qualcuno a noi vicino. Allora echeggiano proverbi popolari che ci ricordano come “chi nasce quadrato non muore tondo”. Ciò può essere vero. Ma in realtà dipende tutto da ciò che “crediamo” di poter essere, dalle nostre “convinzioni”. Possiamo decidere di cambiare o di mantenere lo status quo. Lo decidiamo noi stessi.
L’origine di proverbi come quello citato e la convinzione di non poter essere altra persona rispetto a quella che siamo già è giustificata e comprensibile. Infatti, già nella prima infanzia, in base alle esperienze e alle relazioni che viviamo, interiorizziamo degli schemi di comportamento che fungeranno da guida nelle nostre relazioni future. Questi schemi si iscrivono nel nostro cervello. È proprio per questo che siamo assolutamente convinti di non poter essere altro, perché sin da piccoli cresciamo costruendo convinzioni basate sugli schemi interiorizzati. Letteralmente non “pensiamo” ad un possibile cambiamento.
Nonostante questo, anche senza saperlo, modifichiamo questi schemi, acquisiamo nuove prospettive e cambiamo anche completamente. Nasciamo, cresciamo, evolviamo in ogni stadio della crescita in qualcosa di nuovo, di altro, di migliore. Pensiamo all’adolescente che rivoluziona il suo stile, acquisisce personalità e nuovi modi di pensare. L’uomo o la donna di mezza età che iniziano a sentire la propria vita monotona ed a ricercare nuove esperienze. Nuovi lavori. Nuovi hobby. Nuova vita! O meglio pensiamo ai più temerari avventurieri che da anziani iniziano a sperimentare desideri di pace e tranquillità mai vissuti prima. La realtà è che il cervello è plastico e come una plastilina può assumere tutte le forme possibili. Quindi che ci crediate oppure no, non importa, si cambia comunque.
In ambito scientifico la Psicologia ha potuto dare un contributo alla comprensione dei processi alla base del cambiamento. Di Clemente e Prochaska hanno suddiviso il processo di cambiamento in 6 stadi fondamentali:

  • PRECONTEMPLAZIONE (Non voglio, o non posso!): La persona in questa fase non percepisce di avere un problema. A volte il problema viene fatto presente da familiari e amici ma con scarsi risultati.
  • CONTEMPLAZIONE (Io posso!): In questo stadio le persone riconoscono di avere un problema e pensano di cambiare, di solito facendo qualcosa entro 6 mesi da questa presa di coscienza. Un calo della soddisfazione delle attuali condizioni di vita può rendere attraenti i vantaggi del cambiamento. In questo stadio ci sono comunque desideri ambivalenti e paura di non riuscire a cambiare. Qui bisogna comprendere l’ambivalenza esaminando i pro e i contro di un ipotetico cambiamento.
  • DETERMINAZIONE (Lo farò!): In questo stadio i desideri ambivalenti verso il cambiamento sono stati superati e la persona pianifica di fare qualcosa entro il prossimo mese. Le persone in questo stadio sanno quali sono le loro barriere mentali ed escogitano soluzioni per superarle.
  • AZIONE (Io sono!): In questa fase la persona ha individuato gli obiettivi, i comportamenti appropriati e si sforza di mettere in atto il cambiamento. Questo stadio si protrae per diversi mesi (circa 6).
  • MANTENIMENTO (Io sono ancora!): In questo stadio la persona ha raggiunto il cambiamento desiderato. Il cambiamento si è trasformato in un abitudine che viene attuata automaticamente e senza sforzi. Le persone hanno fiducia in se stesse e nella capacità di mantenere il cambiamento desiderato. Questa fase comincia dopo i primi 6 mesi di cambiamento della fase precedente.
  • RICADUTA (Forse non ci riesco..): Un evento, un’esperienza possono facilmente distruggere tutto ciò che la persona ha pazientemente costruito finora. Bisogna collocare la ricaduta come una fase possibile del percorso. In questo stadio diviene importante evitare atteggiamenti “auto-colpevolizzanti”, comprendere le ambivalenze ed i conflitti che ci bloccano e ripartire dalla seconda fase.

Tutto questo è possibile con una grande forza di volontà e con l’aiuto esterno di uno psicologo che accompagna la persona verso i suoi obiettivi attraverso diverse e comprovate strategie terapeutiche. Secondo gli attuali studi sull’argomento e secondo l’evidenza clinica è possibile un netto cambiamento già in 3-6 mesi ed occorre almeno 1-2 anni affinché esso diventi un’abitudine!
A chi ancora resta convinto di non poter cambiare se stesso perché intorno a lui niente e nessuno agevola il cambiamento rispondo citando Gandhi, che c’insegna: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire intorno a te”.
Il segreto è demolire i muri mentali e iniziare ad essere ciò che si vuole essere davvero. Fare nuove esperienze può aiutarci a “vivere secondo schemi diversi”. A volte relazioni importanti ci cambiano, nelle mente e nel cervello, in un verso o nell’altro. A volte ci cambia, “cambiare vita”. Certo, non è semplice, ma sicuramente “Chi nasce tondo può morire quadrato”.

 

 

Dott. Daniele Zinghinì

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    Questa rubrica ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale.

    Apertamente, rubrica di Psicologia a cura della dott.ssa Cristina Pomi e del dott. Daniele Zinghinì.